Settimanale online Progetto Uomo

La Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche (FICT) opera da oltre trentacinque anni, senza finalità di lucro.

E' presieduta da un Consiglio di presidenza eletto ogni 3 anni tra i membri dell'Assemblea dei Soci. Non riceve contributi dallo Stato né da altri Enti pubblici o privati. E' riconosciuta come Ente Morale senza scopo di lucro con decreto del Ministero dell’Interno del 26 novembre 1999.

Nel 2000 ha ottenuto dalle Nazioni Unite lo status di Organizzazione Non Governativa (ONG) associata al Dipartimento della Pubblica Informazione. Collabora con la Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche WFTC.

E' presente in 16 Regioni d’Italia con una rete di 42 Associazioni ed Enti di Solidarietà sociale.

La FICT realizza progetti e servizi a livello Nazionale, oltre il Mediterraneo, in America Latina nell'ambito della Cooperazione Internazionale. Realizza, inoltre, progetti a livello territoriale tramite i Centri Federati.

Il primo presidente della Federazione è stato Sac. Mario Picchi (1981-1993). Il secondo presidente la d.ssa Bianca Costa Bozzo (1993-2000). Il terzo presidente Sac. Egidio Smacchia (2000-2006). Il quarto presidente Sac. Mimmo Battaglia (2006-2015). Attualmente il presidente è l'avv. Luciano Squillaci

Sono attivi oltre 600 servizi che realizzano una molteplicità di azioni non solo nel settore delle dipendenze:

  • Servizi di Counseling e di primo ascolto
  • Accoglienza Diurna
  • Accoglienza Residenziale
  • Accoglienza Semiresidenziale
  • Comunità Terapeutiche
  • Percorsi di Reinserimento Residenziali e Semi Residenziali
  • Centri di Disintossicazione Residenziale
  • Comunità Specialistica di Doppia Diagnosi
  • Comunità per malati psichiatrici
  • Comunità per Mamme con Bambini
  • Comunità per Minori
  • Case per malati di AIDS e HIV positivi
  • Percorsi Residenziali e Ambulatoriali per Consumatori di Cocaina
  • Comunità per Alcoldipendenti
  • Case di Convalescenza per Malati con Malattie Inabilitanti
  • Percorsi di Accoglienza e Trattamento per Carcerati
  • Accoglienze per Donne Disagiate
  • Case di Accoglienza e sostegno per Rifugiati Politici
  • Ospitalità per Immigrati
  • Percorsi di Counseling per Disturbi Alimentari
  • Servizi di Sostegno per i Famigliari dei Tossicodipendenti
  • Programmi per Giocatori D’azzardo
  • Cooperative Lavorative Sociali
  • Servizi Territoriali di Prevenzione
  • Centri Studi di ricerca e progettazione
  • Servizi di Comunicazione e Informazione

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Assemblea dei Soci

Consiglio di Presidenza:

Presidente
Avv. Luciano Squillaci  Centro Reggino di Solidarietà "Ce.Re.So."

Consiglieri

Angelo Benvegnù  Centro Don Lorenzo Milani, Venezia Mestre

Roberto Berselli  Consorzio Gruppo CeIS Bologna - Modena - Parma

Marco Cafiero Centro di Solidarietà di Genova

Donatella Peroni Associazione "La Ricerca" Onlus Piacenza



Segreteria:
Amministrazione: Daniela De Bernardis - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Comunicazione: Elisabetta Piccioni - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Insieme, nel segno della speranza
Il mistero dell’uomo, la sua fragilità e la sua grandezza, i suoi limiti e le sue potenzialità, il suo eterno interrogarsi, e il suo bisogno di senso ci interpellano e ci mobilitano. Il suo smarrimento, i suoi fallimenti, i suoi errori, il suo perdersi e il suo ritrovarsi sono parte della nostra vicenda personale e motivano il nostro agire sociale. Condividiamo appassionati la sua lotta, la sua fatica, la sua sofferenza. Seguiamo grati, con stupore e gioia i suoi cambiamenti. Camminiamo insieme nella stessa ricerca di senso. Abbiamo sete di giustizia, di pace, di bontà, di rinnovamento. Leggiamo iscritto nei suoi bisogni, nei suoi desideri, nelle sue aspirazioni e nelle sue idealità l’appello ineludibile a ciò che supera la nostra vita singola e la proietta verso la natura, il mondo, gli altri e l’Altro. L’ascolto, il rispetto, l’empatia, l’onestà nei rapporti, l’amore responsabile, il prendersi cura, la compassione, la condivisione, il coinvolgimento in un cammino comune con le persone a cui offriamo il nostro servizio sono gli atteggiamenti che informano il nostro operare. Aspiriamo a costruire realtà che, mentre svolgono il compito di accogliere, sostenere e accompagnare persone in difficoltà, si propongono di contribuire allo sviluppo di una società solidale a misura d’uomo che lotta contro l’esclusione e pratica l’inclusione.

La Federazione nata nel 1981 dall’esperienza dei primi Ceis fonda il suo essere in “Progetto Uomo” e nella partecipazione dei Centri associati.

a. Persegue un profilo federativo alto, che abbia nella formazione, nella solidarietà, nei rapporti istituzionali, nella costruzione di alleanze gli elementi di forza.

b. è frutto della partecipazione e dell’apporto specifico della diversità dei Centri. In tal senso è indispensabile che promuoviamo nella Federazione un adeguato livello di partecipazione dei membri al fine di favorire la condivisione e l’appartenenza, dando valore alla logica dello scambio e della crescita comune, nella reciprocità, promuovendo la solidarietà tra gli enti aderenti. Gli stessi si impegnano a promuovere la federazione nel proprio territorio. Forte del senso di appartenenza e della partecipazione coerente dei suoi aderenti, la Federazione intende creare rapporti e collaborazioni con le istituzioni politiche e sociali per dare spessore alla sua presenza ed al suo operato su tutto il territorio nazionale, aperti all’Europa e al mondo.

1. L’UNICITA’ DELLA PERSONA

Noi, organismi aderenti alla FICT (associazioni, cooperative, ecc.), abbiamo in Progetto Uomo il comune riferimento valoriale e metodologico. Poniamo al centro del nostro operare la persona, considerata come un fine, al cui servizio si vincolano oltre qualsiasi altra esigenza economica, organizzativa e istituzionale, e che accogliamo anzitutto come risorsa, prima che portatrice di problematiche specifiche. Perciò, coerentemente:

a. Riconosciamo, come valore spirituale fondante, “l’alterità”. Siamo convinti che l’uomo è quell’essere che prima di ogni fare o pensare è ordinato e votato all'altro. Egli è strutturalmente in relazione e si realizza se sa “essere per” ed “essere con”. La presenza e il volto dell’altro è il dato originario che precede il singolo e che permette al singolo di ritrovarsi, darsi un’identità e un senso. è l’esistenza dell’altro che chiama ineludibilmente alla responsabilità personale verso la propria e l’altrui vita. Proponiamo, allora, a tutti coloro che usufruiscono e contribuiscono alla nostra attività di sperimentare una relazione decentrata da sé verso l’altro come valore spirituale ed etico sorgivo. Ed è in questa scelta dell’alterità come riferimento assoluto che è possibile la scoperta dell’Altro. In questo senso la visione dell’uomo a cui ci ispiriamo è cristiana. Riteniamo che la ricerca di significato sia un’esigenza primaria di ogni Uomo. Nel disagio, in tutte le sue forme, cogliamo una difficoltà a dare senso al proprio essere ed agire. Perciò i percorsi educativi si propongono di valorizzare la dimensione spirituale come elemento essenziale di maturazione.

b. Scegliamo l’auto-mutuo-aiuto come l’atteggiamento irrinunciabile di ogni intervento educativo e assistenziale, sia personale che di gruppo. Per questo ci impegniamo a costruire relazioni che tendono:

  • a rendere i partecipanti soggetti attivi con la loro storia, i loro bisogni, i loro vissuti, i loro saperi e le loro speranze;
  • a responsabilizzare le persone aiutate nel percorso di cambiamento o di miglioramento della qualità della vita, non accettando giustificazioni deleghe o sostituzioni;
  • ad accogliere senza precondizioni, precomprensioni o preclusioni, attenti a cogliere eventuali aperture al cambiamento o all'assunzione di maggiori responsabilità;
  • ad accompagnare sempre la persona a prescindere dalle sue personali scelte e riaccoglierla creando nuove opportunità;
  • ad accrescere la sua capacità di costruire rapporti positivi e propositivi con il proprio contesto familiare e sociale;
  • a sviluppare le sue competenze lavorative, culturali e sociali;
  • ad avere attenzione al percorso complessivo dell’individuo oltre che ai singoli elementi della sua storia;
  • a considerare, anche nel caso di cronicità, la possibilità di un intervento orientato comunque al miglioramento della qualità della vita.

c. Consideriamo elementi essenziali ed imprescindibili del proprio metodo d’intervento i seguenti atteggiamenti:

  • puntiamo sempre all'attivazione e al raggiungimento delle autonomie possibili da parte delle persone che accogliamo, all'accrescimento delle loro competenze relazionali e al reinserimento nel territorio;
  • riconosciamo preminente il coinvolgimento della famiglia intesa come risorsa da sostenere, promuovere e potenziare;
  • promuoviamo la cultura del “lavoro di comunità” inteso come ambiente educativo che favorisce l’apprendimento sociale in una dimensione di gruppo.

Perciò utilizziamo équipe multidisciplinari dove si integrano le diverse professionalità, evitando la riproposizione dello schema medico-paziente;

  • cogliamo la sfida di avviare esperienze innovative mantenendo le caratteristiche della flessibilità delle risposte e dell’adattamento al bisogno, richiedendo agli operatori capacità di investimento e coinvolgimento;
  • promuoviamo, formiamo e sosteniamo il volontariato. Perseguiamo l’obiettivo di inserirlo in tutte le realtà avviate, tenendo conto della sua specificità, dando ai volontari una definizione precisa del loro compito e riconosciamo loro una funzione strutturale, non semplicemente ausiliaria.

2. LA FICT E LE ISTITUZIONI

Nel definire la propria struttura giuridica e organizzativa, nel costruire i rapporti con le Istituzioni, noi, aderenti alla FICT, ci sforziamo di tradurre gli indirizzi enunciati attenti a:

a. curare la coerenza tra l’impianto valoriale e lo stile organizzativo-gestionale;

b. ricercare la congruenza tra le risorse impiegate e il servizio offerto, vigilando sulla trasparenza economica nei bilanci e la giustizia nei rapporti di lavoro;

c. conservare la distanza da ogni collateralismo politico, puntando ad accrescere la nostra forza con il credito accumulato attraverso la qualità del lavoro e la scelta praticata di promuovere e preservare la qualità del servizio a beneficio dell’utente;

d. lavorare in rete con i Servizi mantenendo la nostra identità e proponendo la nostra cultura dell’intervento per esercitare una funzione di stimolo;

e. costruire un rapporto pubblico e privato che favorisca il passaggio dal Welfare state alla Welfare community. Consideriamo il welfare un sistema di relazioni in cui gli attori sociali presenti sul territorio partecipano a tutti i livelli nell’individuazione dei bisogni e nella predisposizione degli interventi tesi a incidere sulla relazione tra le persone e la creazione di migliori opportunità. In quest’ottica, ci poniamo con pari dignità nei confronti del pubblico, richiedendo l’attivazione di tutti gli strumenti, contrattuali e convenzionali previsti dalla legislazione nazionale ed europea, atti a valorizzare le peculiarità e garantire le risorse necessarie.

Proponiamo così una visione antropologica specifica e una cultura dell’intervento propria. Consci che il collettivo da solo è alienante, ma che anche l’individualità da sola è impoverente, miriamo al superamento di una concezione individualistica dell’uomo. La diversità rappresentata dall'altro, diventa responsabilità per l’altro. Essa esige che ci si lasci chiamare e provocare non solo dal mondo, ma dai mondi in divenire che egli abita. Ognuno di noi è responsabile con l’altro della costruzione di questi mondi. Ci poniamo come soggetti attivi per favorire il passaggio ad uno “stato leggero” dove vengano esercitate le funzioni pubbliche di rilevazione dei bisogni, allocazione delle risorse, verifica dei risultati, in compartecipazione e concertazione con il Privato Sociale. In tale ottica lo Stato dovrebbe rinunciare alla gestione diretta dei Servizi, impegnandosi a promuovere e sostenere le risposte ai problemi che i cittadini organizzano, mettendole in rete.

3. IL TERRITORIO E LA SOCIETA' CIVILE

a. Consideriamo il territorio come una rete di opportunità per gli utenti e le persone che operano con loro. Costruiamo perciò stabili rapporti di collaborazione con chiunque intenda lavorare sul disagio e sulla promozione dell’agio. Affermiamo l’applicazione rigorosa del principio di sussidiarietà, non ci poniamo in alternativa ad altri, né intendiamo travalicare i campi di competenza, rispettiamo, invece, la funzione e il ruolo di altri Enti ed Istituzioni e miriamo a promuovere l’associazionismo e l’attitudine ad operare in modo integrato.

b. In un sistema territoriale aperto, quale quello presente, emerge sempre più forte l’esigenza di costruire alleanze al fine di promuovere una politica sociale di ampio respiro. La scelta di agire nell’attuale sistema Pubblico-Privato richiama la necessità per ogni Centro di operare in modo sempre più coordinato con le realtà federate presenti sul territorio locale e regionale. Alla FICT ed ai singoli Centri federati spetta il compito di sostenere quelle lobby finalizzate a valorizzare una visione di welfare coerente con i principi espressi con il presente documento base.

c. Collocandoci rigorosamente nell’ambito del non profit svolgiamo un ruolo fondamentale sia nella programmazione gestione delle attività ma ancora di più nella capacità di lettura delle dinamiche territoriali e nella evoluzione e modifica delle situazioni di disagio, promuovendo l’attivazione di servizi innovativi e sperimentali.

d. Per tutto ciò scegliamo un profilo federativo alto, che consenta una maggiore incisività nella condivisione delle risorse, nella partecipazione attiva verso una progettualità a tutela della dignità e della centralità della persona, e che non rinunci mai alla comune appartenenza per essere sempre “profezia” in una società in continua evoluzione.

e. Siamo consapevoli di aver accumulato un patrimonio di saperi specifico e rilevante. Per mantenerlo e svilupparlo è cruciale continuare a formare, motivare e gestire il personale creando senso di appartenenza. Allo scopo intendiamo trasmettere una cultura educativa condivisa che abbia riferimenti scientifici e valoriali comuni in grado di interloquire e di proporre agli altri soggetti del pubblico e del privato sociale.

Intendiamo operare nel territorio per formare reti solidali, arricchire con lo sviluppo del volontariato e dell’associazionismo la società civile, per accrescere la coesione sociale e coniugare sicurezza e solidarietà. Siamo impegnati a costruire una democrazia sostanziale e partecipata, fortemente convinti che per promuovere la cultura della solidarietà è necessario contribuire alla costruzione della giustizia sociale.

4. PREVENZIONE

a. Siamo convinti, operando sul disagio, che occorre anzitutto promuovere l’agio. Abbiamo attuato perciò un approccio preventivo di tipo promozionale che implica lo sviluppo delle competenze dei soggetti e un impegno per il cambiamento sociale e la creazione di un “ambiente preventivo”.

b. Puntiamo con gli “interventi che attuiamo” a creare condizioni idonee per consentire a chi cresce di assolvere in modo soddisfacente i propri bisogni di sviluppo, a rinforzare i fattori di protezione e indebolire i fattori di rischio. Per questo operiamo principalmente con le famiglie, la scuola, le associazioni del tempo libero, ecc.. per incidere sul contesto sociale promuovendo in particolare la qualità delle relazioni e l’auto-mutuo-aiuto.

c. Riserviamo una particolare attenzione alla famiglia, coinvolgendola quale risorsa, dove è possibile; sostenendola dove è presente una fragilità, considerandola comunque un elemento fondamentale del proprio intervento e riaffermandone il valore quale prima agenzia educativa.

d. Miriamo ad una visione complessiva del nostro agire e lavoriamo fortemente in rete con le forze che operano sul territorio. Allo scopo collaboriamo nell’elaborazione e la realizzazione di politiche giovanili adeguate.

e. Promuoviamo e contribuiamo a realizzare politiche “con” e “per” i giovani, considerati sempre risorsa e non oggetti di intervento o target di consumo. In tal senso ci proponiamo come interlocutore verso le istituzioni e gli enti territoriali per la programmazione delle politiche “con” e “per” i giovani e, attraverso i nostri Centri, come Ente attuatore di servizi e attività specifiche volte a favorire la cittadinanza attiva ed il protagonismo positivo.

f. In questo contesto un’importanza rilevante assumono i progetti di servizi civile volontario che mirino ad avvicinare i giovani al mondo del disagio e dell’emarginazione favorendo occasioni formative, di crescita, di protagonismo e di impegno sociale.

La FICT, operando sul disagio, è consapevole della necessità di un’azione preventiva volta alla promozione del ben-essere. Poiché tale azione non vuole essere semplicemente suppletiva, essa non può essere disgiunta da un’azione politica tesa a richiedere il superamento di quegli squilibri sociali tipici del nostro tempo.

5. FORMAZIONE

a. La formazione è lo strumento essenziale per alimentare e trasmettere lo specifico del nostro impegno educativo che è “il lavoro di comunità”. Questo approccio richiede di saper operare con i nostri utenti non solo a livello individuale e di gruppo, ma anche tenendo conto delle dinamiche e degli elementi propri della vita di comunità: l’apprendimento sociale, il processo decisionale partecipato, l’auto aiuto e la responsabilizzazione dell’utente al proprio ed all’altrui processo educativo

b. L ’Istituto Progetto Uomo assolve a questa esigenza, assicurando anche la formazione sul lavoro, lì dove la formazione accademica classica da sola non può fornire tutti gli elementi necessari per lavorare in un contesto comunitario e di rapporto con l’esterno. Inoltre, si assume il compito di far interloquire i Centri per evolvere approcci e metodologie in rapporto alla maturazione dell’esperienza e ai cambiamenti del bisogno continuamente in atto. In modo particolare, sostiene all’interno dei singoli Centri i processi di “formazione permanente” tesi alla interiorizzazione dei valori e dei contenuti metodologici di Progetto Uomo. è uno strumento privilegiato di comunicazione e confronto della nostra cultura all’esterno e con le altre realtà formative.

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La Federazione si propone come soggetto attivo per favorire la rilevazione dei bisogni, l’allocazione delle risorse, la verifica dei risultati, da concertare con il Servizio Pubblico nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà.

La FICT oggi intende riaffermare che:

• al centro dell’intervento educativo è la persona con i suoi bisogni e non la sostanza

• l’unicità della persona è valore spirituale fondante “l’alterità”

• l’auto-mutuo-aiuto è imprescindibile in ogni intervento educativo, assistenziale e relazionale

• drogarsi non è un diritto: ne consegue la chiara contrarietà ad ogni forma di legalizzazione e/o liberalizzazione di sostanze stupefacenti

• nessuno è irrecuperabile

• siamo contrari ad una visione ideologica del problema delle dipendenze.

Pertanto, la FICT ritiene necessario:

1. Continuare nell'impegno comune per affermare il principio di sussidiarietà nelle politiche di welfare che comporta una ridefinizione del ruolo dei servizi pubblici e del privato-sociale.

2. Ottenere, in tempi brevi l’adeguamento alla legislazione nazionale ed al recepimento degli Atti d’Intesa da parte delle Regioni ancora inadempienti in particolare in merito a:

  • Passaggio delle Comunità Terapeutiche da Enti ausiliari a Enti accreditati, istituendo un Albo specifico.
  • Pari dignità tra pubblico e privato, evitando competizioni inutili, nel rispetto delle proprie specificità e competenze con una programmazione condivisa a livello aziendale sia delle linee di sviluppo dei servizi che delle pratiche di valutazione degli stessi.

3. Verificare e ridefinire le politiche di riduzione del danno e dei trattamenti farmacologici sostitutivi, finalizzate all'affermazione del primato del fine sul mezzo; è necessario evitare che tali strategie da strumento di contatto diventino finalità dell’intervento.

4. Progettare nuove strategie di aggancio in relazione ai nuovi stili di consumo e al sostegno alle famiglie coinvolte in questo fenomeno, usufruendo, in modo diverso, delle opportunità offerte degli art. 75 e 121 del D.P.R. 309/90 e art. 186 e 187 del codice della strada.

5. Affermare e rafforzare, in linea con l’evoluzione normativa recente, il ricorso alle misure alternative alla detenzione per le condanne inflitte a persone con problemi di droga e alcool condannate per reati comuni ma connessi alla dipendenza da sostanze, favorendo in tal modo il processo di inclusione sociale voluto dalla legge. Partecipare ai progetti di “messa alla prova” previsti in fase di sospensione del procedimento per persone con problemi di dipendenza da sostanze favorendo, in tal modo il processo di inclusione sociale voluto dalla legge.

6. Attivare una politica di sostegno alle famiglie in difficoltà e in generale fornire strumenti di ascolto, accompagnamento e consulenza, allo scopo di prevenire comportamenti a rischio e promuovere il benessere.

7. Rinforzare il Dipartimento Nazionale, in linea con gli altri maggiori Paesi europei, per dotarsi di un organismo di coordinamento, indirizzo e governo del settore, indispensabile per condurre ad una unità politica coerente e incisiva. Non si tratta di (ri)centralizzare ciò che è stato decentrato alle Regioni, rendendo tutto uguale ed uniforme, ma di costruire una linea di azione generale, coerente e declinabile a livello locale in relazione alle specifiche necessità.

8. Costituire un Osservatorio Nazionale sulla Droga, sull'uso abuso di sostanze stupefacenti e psicotrope legali ed illegali e sugli stili di vita che abbia come obiettivo la raccolta, l’elaborazione, l’analisi e la restituzione delle informazioni sul fenomeno che possa dare una lettura dello stesso fenomeno e che contribuisca alla prevenzione e alla cura degli stati di dipendenza. Pertanto è indispensabile che anche le Regioni a loro volta attivino presso i propri Uffici per le dipendenze o in stretto collegamento con essi un analogo Osservatorio Regionale, che operi in stretto coordinamento con l’Osservatorio Nazionale.

9. Adottare criteri omogenei nell'erogazione delle rette e loro adeguamento ai costi della vita. I pagamenti delle rette inoltre vanno effettuati in tempi congrui per garantire la remunerazione di tutto quel personale necessario al raggiungimento di prestazioni di qualità in considerazione anche delle innovazioni introdotte per affrontare le nuove complesse tipologie di utenti.

10. Riconoscere la valenza specialistica dell’intervento psichiatrico e tossicomaniaco per la doppia diagnosi. Prevedere risposte per accompagnare in modo protetto il loro percorso di vita, in modo particolare per chi non ha più una famiglia di riferimento. Avviare nel contempo la ricerca universitaria per studiare questo dilagante fenomeno analizzandone le cause e prospettandone la cura.

11. Ripristinare il fondo Nazionale lotta alla droga, un fondo separato, proprio per le dipendenze che non può essere usato dalle Regioni per altri settori. Il fondo nazionale di lotta alla droga è stato cancellato da troppi anni e non essendo più vincolato, le Amministrazioni possono utilizzarlo anche per interventi sociali non rivolti alle dipendenze.

12. Le Regioni si devono impegnare a raggiungere uno stanziamento per le dipendenze pari al 1,5% del Fondo Sanitario di loro competenza.

13. Promozione del benessere come azione preventiva. Tale azione non deve essere semplicemente suppletiva, ma deve essere congrua ad una azione politica tesa a richiedere il superamento di quegli squilibri sociali tipici del nostro tempo.

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“Progetto Uomo” pone l’uomo al centro di un intervento multidisciplinare accogliendolo nella sua fragilità e nel suo disagio esistenziale, che esprime nell'affrontare la quotidianità della vita. è innanzitutto un programma educativo che invita a riflettere sul comportamento sociale di ogni persona, ad approfondire la conoscenza di sé, a condividere i propri sentimenti stimolando la comunicazione e i rapporti interpersonali, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita e di favorire l’integrazione positiva e dinamica fra individuo e ambiente. Propone risposte personalizzate, integrandole tra loro secondo le necessità e i bisogni di ciascuno.

Il programma terapeutico educativo

Il percorso riabilitativo proposto non è altro che il riappropriarsi consapevole da parte dell’utente e della sua famiglia, della storia personale, delle risorse interiori e culturali presenti o da sviluppare, la presa in carico, chiara e non delegabile, dei propri bisogni, problemi e responsabilità. Tutto ciò dentro un ambiente educativo, ricco di stimoli e di strumenti, garantito da operatori professionalmente preparati. L’impostazione del programma di recupero per tossicodipendenti, elaborata nel 1979, è articolata in tre momenti:

Accoglienza

è un ambiente libero dalla droga, senza giudizi e pregiudizi, dove la persona, fuori dalla pressione familiare e sociale, ha la possibilità di allontanarsi dalla droga, prendere coscienza della propria situazione e decidere che fare della propria vita. L’obiettivo è di favorire un graduale processo di “motivazione al cambiamento”. L’accoglienza può essere diurna o residenziale, aperta ai tossicodipendenti e alle rispettive famiglie, senza l’allontanamento dal territorio per favorire il processo terapeutico.

Comunità Terapeutica

è un ambiente protetto in cui le persone hanno l’opportunità di interagire, ascoltare, apprendere, progettare, evolversi e crescere nel modo che maggiormente riflette le loro capacità e il loro potenziale collettivo. La dinamica di questo processo deriva in parte dall'organizzazione sociale della comunità e in parte dalle motivazioni delle persone coinvolte. La Comunità intesa come proseguimento del cammino di riabilitazione è concepita come un momento residenziale o diurno in cui l’ospite riscopre e sperimenta valori, abilità e nuove relazioni. Il processo di riabilitazione è centrato sulla persona dell’utente, non sulle prestazioni degli operatori, né su attività lavorative da apprendere per incentivare la produzione per il mantenimento della Comunità. La vita di Comunità, quindi, rappresenta una fase di rielaborazione della relazione personale e sociale, volta al cambiamento, alla maturazione culturale, alla consapevolezza e alla ricerca di significato. Una Comunità protetta per favorire il cammino individuale, inserita nella società di appartenenza, un sistema aperto, che coinvolge la famiglia in un percorso parallelo.

Comunità di Reinserimento

Quale terzo momento del cammino di riabilitazione è stato organizzato un percorso personalizzato di rientro graduale nella società in forma residenziale o semiresidenziale, in quanto momento cruciale di autentica scelta progettuale di vita, di socializzazione concreta, dove si impara a far fronte alla fatica quotidiana del vivere, del lavorare e dell’ammalarsi. Nella coscienza dei responsabili dei diversi Centri è maturata la convinzione che nessun programma terapeutico debba essere considerato un’isola avulsa dalla realtà sociale di appartenenza, dove si compie un ‘affare privato’ utente-operatore con una delega in bianco della famiglia o della società; tanto meno una proposta statica ed etichettata da una professionalità specifica (quale quella medica o psicoterapeutica) o l’applicazione di una teoria sui comportamenti umani.

Oggi, sono attivi oltre 600 servizi che realizzano una molteplicità di azioni
non solo nel settore delle dipendenze:

  • Servizi ambulatoriali
  • Accoglienza Diurna
  • Accoglienza Residenziale
  • Accoglienza Semiresidenziale
  • Comunità Terapeutiche
  • Percorsi di Reinserimento residenziali e semi residenziali
  • Centri di disintossicazione residenziale
  • Comunità specialistica di doppia diagnosi
  • Comunità per mamme con bambini
  • Comunità per minori
  • Percorsi residenziali e ambulatoriali per consumatori di cocaina
  • Comunità per alcoldipendenti
  • Case di convalescenza per malati con malattie inabilitanti
  • Percorsi di accoglienza e trattamento per carcerati
  • Accoglienze per donne disagiate
  • Case di accoglienza per rifugiati politici
  • Ospitalità per immigrati
  • Percorsi di counseling per disturbi alimentari
  • Servizi di sostegno per i famigliari dei tossicodipendenti
  • Programmi per giocatori d’azzardo
  • Cooperative lavorative sociali
  • Servizi territoriali di prevenzione
  • Centri studi
  • Servizi di comunicazione e informazione

La Federazione è in prima linea da molti anni nella prevenzione delle dipendenze con un lavoro in profondità a sostegno della famiglia, promuovendo attività in collaborazione con scuole di ogni ordine e grado, attiva soprattutto sulle dinamiche del disagio giovanile (droghe sintetiche e dipendenze varie).

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Istituto Superiore Universitario di Scienze Psicopedagogiche e Sociali

Nel 1995 è andato costituendosi l’Istituto di Ricerca e Formazione “Progetto Uomo” (IPU), per raccogliere, dare corpo e organicità anche accademica alla formazione della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT).

Nel 2014, l’IPU ha ottenuto dalla S. Sede l’Affiliazione alla Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’ Università Pontificia Salesiana, novità assoluta per un’ istituzione laica.

Ciò ha comportato la trasformazione in Ist. Superiore Universitario di Scienze Psicopedagogiche e Sociali “Progetto Uomo” e permette di rilasciare titoli di Laurea triennale.

Sono state attivate collaborazioni con la Federazione Europea Comunità Terapeutiche (EFTC), l’AIMC, l’UCIIM, FESET, EDUC-EUROPE, il Dipartimento Nazionale per le Politiche contro la droga.

L'Istituto si avvale di un Ufficio Stampa e con i suoi docenti collabora alla realizzazione di “Progetto Uomo”, settimanale on line per educatori e operatori nel sociale (www.progettouomo.net).

Consapevole del fatto che il disagio, in Italia come in Europa, è realtà complessa e articolata in continuo divenire, l’Istituto “Progetto Uomo” considera fondamentale l’aspetto dell’osservazione e della ricerca in tale campo, al fine di predisporre strumenti formativi innovativi attenti all’utilizzo di nuove tecnologie.

L’Istituto promuove anche l’organizzazione di Convegni, Seminari Corsi di aggiornamento e di Alta Formazione permanente, potendosi avvalere della Formazione a distanza, mediante l’utilizzo della piattaforma on line Moodle, che consente la creazione di una comunità di studio virtuale (net learning) in FAD.

Inoltre, risponde alle esigenze formative dei Centri Federati della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, organizzando attività didattica anche presso le rispettive sedi di appartenenza.

A tutt’oggi gli studenti, di diversa età e provenienza, che hanno frequentato o frequentano le attività sono più di un migliaio, evidenziando, oltre la qualità della didattica, anche il valore della possibilità di residenzialità e vita comune, offerte dal Campus, unanimemente riconosciute e apprezzate come risorsa e valore aggiunto alla formazione globale della persona.

Dal 1996, sono circa 600 le strutture, sia pubbliche che private, che si sono convenzionate con l’Istituto, su tutto il territorio nazionale, per lo svolgimento del tirocinio e delle attività curricolari complementari ai corsi. Si tratta di enti che operano nei seguenti ambiti: anziani, carceri, centri di ascolto, centri di accoglienza per extracomunitari, minori, handicap, ragazze in difficoltà, salute mentale e tossicodipendenze, scuole.

L'attività dell’Istituto “Progetto Uomo”, talora in sinergia con Università, Provveditorati agli Studi, Ministeri ed Enti vari e Progetti FSE, si articola nelle seguenti aree:

FORMAZIONE DI BASE E/O DI SETTORE

Attraverso Corsi di qualificazione di primo livello atti a fornire metodologie psicopedagogiche per coloro che hanno da poco iniziato a lavorare nel settore delle tossicodipendenze del disagio e della prevenzione o dell’educazione alla salute e necessitano, perciò, di riferimenti teorico-pratici, comunque superiori a un puro e semplice addestramento professionale.

L’IPU rivolge particolare attenzione alla formazione del personale operante nei Centri federati. Ha riproposto, in versione aggiornata, il Corso Base e organizzato Corsi e Seminari di formazione e aggiornamento sulle tematiche inerenti la filosofia, i fondamenti e la metodologia di “Progetto Uomo”, rivolti agli Operatori anziani, agli Agevolatori dei gruppi di Auto-Aiuto, ai Docenti comandati, ai Presidenti.

Formazione permanente e aggiornamento anche ECM

Si attua attraverso iniziative di formazione/aggiornamento, agganciate ad un’azione di ricerca e di osservazione, per aggiornare e qualificare coloro che già lavorano nei settori socio-educativi (Educatori, Insegnanti e personale della Scuola di ogni ordine e grado, Pedagogisti, Psicologi e Animatori, Operatori sanitari).

Formazione universitaria in Scienze dell’Educazione

Per coloro in possesso del Diploma di Scuola Superiore di II grado o di Laurea, o che intendono acquisire conoscenze e competenze specifiche per operare nel sociale e nella devianza.

I Curricola previsti sono:

Baccalaureato-Laurea triennale in Scienze dell’educazione per Educatore Professionale Sociale, Classe L-19, rilasciata dall’Università Pontificia Salesiana.

Baccalaureato-Laurea triennale in Scienze dell’educazione – Servizio Sociale, Classe L-39, rilasciata dall’Università Pontificia Salesiana.

• Master di I° livello in “Valutazione e intervento psicopedagogico nella delinquenza e nella devianza giovanile” (2 edizioni);

• Master di I° livello in “Comunicazione a carattere sociale” ad indirizzo progettuale ed interdisciplinare;

• Master di I° livello “Prendersi cura del disagio”;

• Master di I° livello in Adolescentologia;

• Master di I° livello in Progettazione Sociale (diverse edizioni);

• Master di I° livello in Mediazione familiare.

Grazie alla propria offerta formativa, l’IPU vede riconosciuta da diverse Università italiane la propria fisionomia accademica ‘pontificia’ e, di rimando, le Università aprono le porte delle Lauree Specialistiche a coloro che hanno concluso gli studi presso l’IPU.

Infatti, gli accordi europei (Carta di Bologna), ai quali ha aderito anche il Vaticano, e la Riforma universitaria italiana permettono reciproci riconoscimenti fra le Università.

Agli studenti provenienti dal nostro Istituto con i Corsi Universitari e titolo UPS, tutte le Università e tutti gli Istituti Universitari, possono riconoscere i crediti acquisiti e/o permettere immatricolazioni e iscrizioni, comunque esercitando facoltà discrezionale.

In particolare, gli studenti IPU che hanno terminato il Corso di Baccalaureato possono accedere alle Lauree Magistrali o a Master di I° livello, presso tutte le Università, talora con debito formativo.

CONTATTI

Tel. 0761-371045 - fax 0761-373121

Sede: Via Cardinal Salotti n. 1 - 01027 Montefiascone (VT)

Preside: Nicolò Pisanu

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Segreteria: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sito web: http://www.istitutoprogettouomo.it

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La Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (in breve FICT) opera da oltre trent'anni. Negli anni '70 - il fenomeno droga era un problema emergente ed inquietante, seguito da gruppi di volontari che si coordinavano in Associazioni.
Nel 1969, don Mario Picchi, il fondatore e Presidente del Centro Italiano di Solidarietà (in breve Ce.I.S.) di Roma, è tra i primi ad interpretare il problema della droga come sintomo di un malessere profondo e di tipo esistenziale.
Nel 1975 dietro la spinta di queste Associazioni viene approvato la legge n° 685, che riconosce la "tossicodipendenza" come "patologia specifica" e vengono creati "Istituzioni di Servizi Sanitari Appositi" presso le USL.
Nel 1979, dopo aver rielaborato quanto appreso ed adattato alla mentalità Italiana, nasce il programma terapeutico "Progetto Uomo", una filosofia di intervento che pone l'accento sull'individuo, sulle risorse e potenzialità interiori, affinché con le risorse del self-help la persona sia aiutata a trovare in se stessa il senso da dare alla vita.
L'11 gennaio 1981, a Firenze, viene fondata la Federazione Italiana Comunità Terapeutiche.

Il primo presidente è stato don Mario Picchi. Il secondo presidente la d.ssa Bianca Costa Bozzo (1993-maggio 2000), il terzo presidente Sac. Egidio Smacchia (2000-2006), il quarto Sac. Mimmo Battaglia (2006- ...)

La FICT ha uno Statuto, un regolamento Interno e presenta regolarmente il Bilancio di esercizio. E' stata riconosciuta come Ente Morale (decreto del Ministero dell'Interno del 26 novembre 1999) che non ha scopo di lucro.
Nel 2000, la FICT riceve dalle Nazioni Unite lo Status di Organizzazione Non Governativa (ONG ) - status della Pubblica Informazione.

A questi importanti riconoscimenti si aggiunge l'intensa attività di collaborazione con organismi nazionali e internazionali:

  • Il Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari,
  • Consulte e Commissioni Governative,
  • La Caritas Italiana
  • Consulta Italiana degli organismi socio-assistenziali,
  • L'Università Pontificia Salesiana,

Infine la FICT è strettamente legata alla Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche (WFTC), alla Conferenza Internazionale della Prevenzione.

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La crescente diffusione di internet e le sue ampie potenzialità hanno spinto la FICT a mettere in rete la sua testata giornalistica. È così nato Progettouomo per il sociale, il settimanale on line, divenuto in breve tempo un punto di riferimento su internet per i professionisti dell’educazione, di quanti con ruoli diversi operano nel settore delle dipendenze e di tutti coloro che sono interessati a saperne di più sugli aspetti che riguardano la persona e la comunità in cui essa si colloca. Ogni settimana vengono pubblicati on line nuovi articoli, approfondimenti, notizie, recensioni e commenti su temi di attualità e strettamente legati a questioni socioeducative, nonché tutte le informazioni sulle iniziative della FICT e dei Centri federati. Al settimanale sono abbinate una newsletter, due pagine su facebook e una su twitter.

Direttore Responsabile:
Gigetto De Bortoli

Editore:
Federazione Italiana Comunità Terapeutiche
Presidente: Luciano Squillaci
Cons. delegato: Ivan Mario Cipressi

Resp.le editoriale: Elisabetta Piccioni

• Via di Bravetta n. 395 - 00164 Roma

• Tel. 06.66166668 - Fax 06.66141428

• E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

• Sito web: http://www.progettouomo.net

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“La nostra Federazione, i nostri Centri sono la storia di un “molo” che diventa un “porto” in cui anime ferite approdano, per poter trovare rifugio, ritrovare forza, rifocillarsi, accarezzando ed afferrando la speranza, per poi ripartire. Luoghi del cuore. Porti che fanno sentire a tutti il bisogno di terraferma, ma che rendono irresistibile il richiamo del mare. E prendere il largo, sempre. Per essere non solo accanto ai poveri, ma dalla parte degli ultimi, sempre! Perché l’amore non è mai neutrale,è esigente ed implacabile. Dà la vita per la verità, e la verità è l’Uomo.”

"Partiamo dal presupposto che nessuno è irrecuperabile e che ogni uomo è sempre portatore di enormi potenzialità. Occorre partire da questo per predisporre qualsiasi piano di contrasto alle dipendenze che possa avere un’efficacia reale e misurabile."

"La scelta di una presa in carico totale della persona e non solo del suo problema, di una condivisione non asettica delle sue sofferenze ma anche di una valorizzazione reale dei suoi talenti, possibile solo con un percorso comune, fedeli alla scelta di specchiarsi nell'altro, come recita la nostra filosofia, anche quando lo specchio è incrinato o deformante."